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Archive for febbraio 2012

   I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

 L’atto nutritivo come prima forma di comunicazione, espressione del tipo di relazione affettiva del bambino con la famiglia.

Scrive Cuzzolo (2004, p8):”Il cibo è più di qualcosa da mangiare. E’ nutrimento, ma anche piacere, è legame materno, familiare, sociale. E’ apparenza, identità,memoria. Gli si attribuiscono, a torto o a ragione,  effetti terapeutici, tossici, cosmetici, deturpanti.” Sin dalla prima infanzia, ogni individuo è soggetto a un vero e proprio bombardamento di messaggi pubblicitari inerenti al peso e all’alimentazione. Nell’odierna società “debole” non più fondata su un senso comunitario e non più in grado di promuovere valori condivisi, regna il culto dell’individualità e del successo personale. Per essere vincenti oggi si deve mostrare di essere scattanti ed agili, qualità  che nell’immaginario collettivo non appartengono agli obesi. L’uso distorto del cibo tra i bambini di oggi è in aumento, la famiglia indebolita di oggi e l’estetica della contemporaneità fa coincidere il bello con il magro. Con il termine “Disturbo alimentare” si indica una vera e propria malattia, la prima causa di morte fra le malattie psichiatriche, e si riscontra sempre più frequentemente in ragazze giovani, ma anche in soggetti di trenta, trentacinque anni. E’ un “male di vivere” che forse nasce da un rapporto distorto con la famiglia e con gli altri, ma prima di tutto con sé stessi, con la propria individualità.

Si potrebbe parlare di “cibo-mondo” perché attraverso il cibo il bambino ha il suo primo rapporto col mondo esterno: mangiare non è solo fonte di piacere e sopravvivenza, ma anche di conoscenza della realtà ed espressione dell’eventuale disagio. “Cibo-persecutore minaccioso” perché, se fin dalla nascita gli eventi e le cure ricevute non garantiscono certezze, il mondo è vissuto come minaccioso, intrusivo, e il cibo, che è stato il primitivo rapporto col mondo, diventa persecutorio e minaccioso, qualcosa da cui ci si dovrà proteggere. Nei Disturbi del Comportamento Alimentare, e nell’Anoressia Nervosa in particolare, l’alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo è l’aspetto psicopatologico centrale, intorno a cui si sviluppano e si strutturano le altre dimensioni sintomatiche. La ricerca clinica e gli studi sperimentali hanno mostrato che il disturbo dell’immagine corporea è un costrutto che sottende le differenti forme nosografiche, a hanno individuato uno spettro di condizioni cliniche che esprimono, a livelli diversi, la medesima forma di sofferenza rispetto al corpo.

   Un corpo danneggiato… un cattivo contenitore..I comportamenti correlati ai disturbi dell’alimentazione avrebbero un ruolo nell’interruzione dei ricordi traumatici intrusivi e nella modulazione dell’ansia a questi associata. Essi possono rappresentare tentativi di modulazione di affetti negativi, con esiti di vergogna, impotenza e rabbia verso di sé, che creano un pericoloso circolo vizioso. Il corpo, luogo di rimessa in atto del trauma originario, viene riabusato, ma questa volta con l’illusione del controllo, e i sintomi diventano inoltre funzionali all’autopunizione e al fine di tenere lontani gli altri (Molinari, 1999; Finkhelor, 1984). Le ripetizioni traumatiche aumentano, dopo un primo momento di calma, la perdita di speranza e la sensazione di non avere controllo sulle proprie azioni. In un gruppo per ragazze e donne abusate nell’infanzia, nel primo incontro prese subito il sopravvento L.- una donna di 30 anni gravemente bulimica- che immediatamente “gettò” nel gruppo particolari agghiaccianti dell’abuso subito, affermando di voler «vomitare la storia per liberarsene» (Luberti, Moscati, Bessi, 2005). Le “tracce” del trauma a livello somatico, come l’ipereccitazione sessuale, connotano il corpo come nemico  , contro il corpo vissuto come cosa estranea su cui non si ha controllo e che tiene imprigionato il Sé, si possono mobilitare difese che agiscono paradossalmente lasciandolo morire o distruggendolo come cattivo contenitore (Kalscehd, 2001). È molto importante considerare la questione della violazione fisica del corpo umano, anche se la ferita non è sentita solo fisicamente ma soprattutto psicologicamente, perché essa comporta nella persona un dilemma del tipo: «Come posso io vivere con un corpo danneggiato e che sento pericoloso per me o addirittura morto?» (Young, 1992).

     Numerose sono le testimonianze di bambini e ragazze abusate che attraverso una sensazione di annichilimento fisico e psicologico riescono ad “abbandonare” il corpo, cercando di diventare parte dei muri della stanza o “volando” sul soffitto per guardare cosa sta accadendo da una posizione esterna e distaccata di spettatore (Gelinas, 1983). Altre vittime raccontano invece di come avessero imparato, durante l’abuso o di fronte a eventi stressanti, ad autoindursi una specie di anestesia in diverse parti del corpo (Van der Kolk, 1987). In questo modo esse si convincono di vivere solamente “con” un corpo, verso cui scatenare rabbia e punizioni perché sentito come disdicevole e colpevole, ma non “in” un corpo (Molinari, 1999).

I Disturbi Alimentari precoci nei preadolescenti  :  L’argomento offre molti spunti di riflessione sull’attaccamento e l’importanza delle figure di attaccamento nelle fasi precoci di sviluppo del sé e del primo nucleo dell’autostima. Nonostante l’adolescenza sia considerata la fase cruciale in cui maggiore è l’esordio di disordini alimentari, è tuttavia frequente riscontrare nell’anamnesi di soggetti con tali disturbi segnali di disagio nei rapporti con il cibo e con il loro corpo ben antecedenti all’età adolescenziale, caratterizzati da periodi di rifiuto del cibo, episodiche avversione per alcuni alimenti, fasi di nutrizione ristretta ad un paio di varietà di cibi. Elementi cruciali sono l’interesse e la centralità che nelle relazioni affettive del bambino viene ad assumere il cibo; il pasto diventa il terreno su cui si giocano i conflitti, le gratificazioni e le manifestazioni d’affetto.

Il processo diagnostico dell’anoressia nervosa dovrebbe prevedere l’esplorazione completa e dettagliata dei bisogni di salute fisica e psicologica e della condizione sociale e relazionale, con una valutazione precisa del grado di compromissione di ciascun sopra elencato e di rischio complessivo per la salute e per la sopravvivenza della persona. Il rifiuto di mangiare da parte d’un bambino suscita sempre nei genitori una grande ed intensa preoccupazione. Spesso si mobilita l’intera famiglia per cercare i consigli di conoscenti ed esperti, in primo luogo pediatri e talvolta anche psicologi.  Alice nel paese delle meraviglie”  rappresenta una interessante metafora delle inquietanti vicissitudini del corpo in preadolescenza. Un corpo che si riduce o si ingrandisce, il gioco di queste trasformazioni è avvincente quanto traumatico, da una parte seduce e incuriosisce, dall’altra infonde ansia, stupore angoscia. Sorprende  quando si scopre di non riconoscersi per via dei repentini cambiamenti corporei. Ci si interroga sulla propria identità e sulle stranezze delle percezioni mai sperimentate prima.  Indubbiamente è un momento di crisi  della percezione dell’identità corporea che si è costruita nell’infanzia, una certa resistenza al cambiamento  che la bambina/o manifesta rifiutandosi di mangiare così facendo non cresce e conserva il corpo di una bambina/o. Il suo mondo interno è connotato dall’instabilità psicoemotiva dovuta al permanere di bisogni infantili (di dipendenza, di accudimento, di assistenza..)  accanto all’insorgere di nuove fonti di tensione e all’affacciarsi di nuove aree di dubbio che investono aspetti centrali dell’identità di genere, un mondo interno dominato dal dubbio, dalla provvisorietà e dalla incompletezza. Ambivalente è il contatto fisico  con i genitori che va da momenti di rifiuto e distanza a momenti di ricerca e adesività. Il sentimento che emerge è la vergogna legata all’autostima e quindi al piacersi nel vedersi e nel percepirsi.   Il lavoro clinico che si potrebbe ipotizzare, dopo la fase diagnostica al fine di definire il comportamento alimentare anomalo della bambina/o, sarà dunque impostato sul sollecitare in modo cauto e indiretto la curiosità su quanto gli sta accadendo usando il gioco e il dialogo, la narrazione di storie a tema, disegno della figura umana,  della famiglia, disegno libero e le attitudini personali, si cercherà di aiutarli ad apprendere ad auto-osservarsi partendo dalle proprie modalità comunicative.

         Concludendo quindi, un’autostima sana è considerata particolarmente importante sin dall’infanzia, perché è proprio durante quest’età che si gettano le basi delle percezioni che si avranno di sé nel corso della vita. La competenza socio-emozionale che deriva da un’autovalutazione positiva può essere una forza che aiuterà il bambino ad evitare gravi problemi futuri. Un’autovalutazione negativa, al contrario è menzionata come una caratteristica associata a molti disturbi, fra i quali i disturbi del comportamento alimentare.

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Chi sono e dove ricevo

Dott.ssa Monica Bertolini      psicologa- psicoterapeuta  (indirizzo psicoanalitico) svolgo la libera professione a Lodi

in Via Callisto Piazza, 14a      Cell 346.6096986

e-mail monica-bertolini@virgilio.it    

pagina Facebook: Psicologa Monica Bertolini@psicologalodi

                         sono presente su www.psicologi-italia.it

e    Ricevo presso il Centro Medico  Polispecialistico “SanItalia srl” a Crema (Cr) Via xx Settembre, 18  telefonare al n. 800 593 285

    …un posto dove so-stare, dare valore al proprio tempo nello scenario dell’immaginario e in armonia con se stessi

In quali momenti  …

Nella nostra vita ci possono essere anche momenti di crisi, in cui viviamo forti incertezze o sensazioni di vuoto …… momenti in cui non sappiamo bene che cosa fare … In questi momenti puo’ essere utile consultare un professionista per riuscire a capire meglio che cosa sta succedendo e superare in modo positivo la difficoltà che attraversiamo.  Lo psicologo può dare un valido aiuto anche alle persone che vogliono migliorare se stesse e il rapporto con gli altri verso una crescita personale. Crescere significa migliorare se stessi e il rapporto che abbiamo con le persone a cui vogliamo bene. Si tratta di sviluppare le potenzialità che sono già dentro di noi e apprendere modalità positive per entrare in contatto con noi stessi e gli altri. La crescita personale può essere sviluppata in diversi modi.  Entrare in contatto con il proprio “alfabeto emotivo” permette  di sviluppare solide competenze interne che favoriscono lo sviluppo di strategie utili per affrontare le emozioni negative e aumentare l’autostima.

La psicanalisi, come sostiene Winnicott, è solo per chi ne ha bisogno, per colui che lo desidera e che sappia sopportarla

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